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Il percorso dello yoga, secondo gli Yoga Sutra di Patanjali, è un viaggio di trasformazione interiore che culmina nello stato di Samadhi, spesso tradotto come illuminazione o estasi. Ma cosa significa realmente raggiungere questo stato? È una condizione riservata a pochi mistici o qualcosa che possiamo sperimentare nel nostro quotidiano?

Patanjali descrive lo yoga come un sentiero a otto stadi, in cui Samadhi rappresenta l’ultima tappa, il compimento della pratica. Questo stato è la totale fusione tra l’osservatore e l’oggetto dell’osservazione: la mente cessa di oscillare, il senso del sé individuale si dissolve e si sperimenta una profonda unione con il tutto.

Esistono diversi livelli di Samadhi, tra cui:

  • Savikalpa Samadhi – Uno stato di assorbimento profondo in cui la mente è ancora presente, ma focalizzata su un’unica realtà, come un mantra, un simbolo o la consapevolezza di sé.
  • Nirvikalpa Samadhi – Uno stato più avanzato in cui la mente si dissolve completamente, portando a un’esperienza diretta della coscienza pura.
  • Dharma Megha Samadhi – Lo stadio finale, in cui il praticante trascende ogni identificazione con la mente e il corpo, vivendo nella libertà assoluta.

Illuminazione: Un Traguardo o un Percorso?

Molti immaginano l’illuminazione come un momento improvviso e definitivo, ma secondo la tradizione yogica è piuttosto un processo graduale. La pratica costante porta a esperienze sempre più profonde di presenza e consapevolezza, fino a stabilizzarsi in uno stato di pace interiore duraturo.

Come Coltivare lo Stato di Samadhi nella Vita Quotidiana

Anche se Samadhi è considerato il culmine del percorso yogico, possiamo avvicinarci a questo stato attraverso pratiche semplici ma profonde:

  1. Meditazione quotidiana – La pratica regolare della meditazione aiuta a sviluppare uno stato di concentrazione profonda (Dharana) e assorbimento (Dhyana), i passi precedenti a Samadhi.
  2. Presenza nel qui e ora – Essere completamente presenti in ogni azione, senza attaccamento ai risultati, è una forma di meditazione in movimento.
  3. Riconoscere l’illusione dell’ego – Comprendere che il nostro senso di separazione è solo un’illusione ci aiuta a sviluppare una maggiore connessione con il tutto.
  4. Abbandonare il controllo – Samadhi non si ottiene con lo sforzo, ma con il lasciare andare. Accettare il flusso della vita è un passo essenziale.

“Non c’è nulla da raggiungere, perché sei già ciò che cerchi. L’illuminazione non è un luogo lontano, ma lo spazio di quiete dentro di te.”

Samadhi non è un obiettivo da inseguire, ma una condizione dell’essere che può emergere in qualsiasi momento, attraverso la pratica costante e la consapevolezza.

Con gratitudine

E.

Il 4° grado dello yoga di Patanjali è il pranayama, comunemente tradotto come “controllo del respiro”.

In realtà “prana” significa energia vitale, mentre “yama” o “ayama” hanno due significati diversi:

✨ yama significa “controllo”

✨ ayama significa “espansione”

Insieme acquisiscono un significato ancora più profondo, cioè controllo ed espansione dell’energia vitale.

 

Inoltre, il corpo pranico è composto da 5 flussi, dunque non si tratta solo dell’aria che respiriamo ma dell’energia che ci tiene in vita e permette a tutte le ‘cose’ di esistere ad ogni livello:

prana, è la forza che attrae il respiro all’interno del corpo (regola l’inspirazione), è in corrispondenza del torace e comprende polmoni, cuore, organi respiratori e muscoli rispettivi.

apana, è la forza che espelle il respiro (regola l’espirazione), è sotto la regione dell’ombelico e regola addome, intestino crasso, reni e genitali.

samana, rappresenta lo spazio di tempo che intercorre tra inspirazione ed espirazione, corrisponde alla zona tra cuore e ombelico, in corrispondenza dello stomaco, intestino, pancreas, fegato.

udana, è la forza che governa collo e testa, occhi, lingua, naso e orecchie. E’ anche responsabile della postura eretta, in sua assenza la consapevolezza del mondo esterno non sarebbe possibile.

vyana, è la forza di riserva totale, che gira in tutto il corpo coordinando i movimenti.

Si deduce che c’è uno stretto collegamento tra la respirazione intesa a livello fisico e quella a livello ‘energetico’, che influisce lo stesso sul nostro corpo.

La vera tecnica dello yoga comincia con il controllo delle energie (prana)  e dei ritmi vitali, di cui il più importante è il respiro. 

Nel controllare le ‘energie vitali’ si giunge rapidamente a controllare il sistema mentale, l’attività incessante del pensiero… l’anima purificata dal pranayama realizza l’essere trascendente.

 

La respirazione avviene in 4 fasi, ognuna delle quali rimanda ad un aspetto psicologico:

puraka (inspirazione), è il momento in cui il prana entra, il messaggio inconscio è “lascio entrare senza timore”.

✨ kumbhaka (ritenzione del respiro a polmoni ‘pieni’), è il momento dell’ossigenazione sanguigna, ha a che fare con la stabilità, la concentrazione mentale e la capacità di guardarsi dentro, il messaggio inconscio è “vivo nel qui e ora”.

✨ rechaka (espirazione), il momento in cui esce l’aria di troppo, il messaggio inconscio è “non trattengo, lascio andare il superfluo”.

✨ kumbhaka (sospensione del respiro a polmoni ‘vuoti’), è il momento di vuoto, il messaggio inconscio è “sono vuoto e lascio spazio per il nuovo”.

A seconda di come queste fasi avvengono (normale, forzata, insufficiente) puoi fare una valutazione del tuo stato attuale psico-fisico.

Il 4° grado consiste nel superare le sfere esteriori e interiori della percezione.

 

Le respirazioni principali sono 9 e ognuna produce un effetto differente:

✨ ujjayi (respirazione sonora)

✨ anuloma viloma (narici alternate)

✨ surya bhedana (percorso del sole)

✨ shitakari (respirazione refrigerante)

✨ shitali (respirazione rinfrescante)

✨ bhastrika (respirazione a mantice)

✨ bhramari (il suono dell’ape)

✨ murchha (gesto del dio dai sei volti)

plavini (il galleggiante)

 

Condizione necessaria per praticare la respirazione è che lo stomaco deve essere vuoto (di cibo e acqua) ma senza provare il sintomo della fame o della sete.

Non esiste austerità che porti più in alto del controllo del respiro, esso purifica da ogni impurità e accende la fiamma della conoscenza.

Buona pratica

Namaste

Ele  🩷

 

 

Il 5° grado del cammino dello yoga descritto da Patanjali è il “ritiro dei sensi”, che consiste nel liberare i sensi principali (vista, udito, olfatto, gusto, tatto) dai soliti oggetti di percezione.

Il metodo migliore è quello di mantenere la concentrazione sulla respirazione e avere potere di discernimento e distacco dai pensieri perché ogni interruzione dovuta all’attività mentale riporta ai sensi.

Lo scopo è dominare l’abituale agitazione dei sensi per raggiungere il fine ultimo dello yoga. E’ uno stato di liberazione in cui i mali fisici non sono più percepiti.

I principali modi per arrivare al ritiro dei sensi sono:

✨ in posizione del loto, attraverso la ritenzione del respiro

✨ in posizione della realizzazione, guardando la punta del naso con sguardo fisso

controllo del respiro ascendente

✨ la ripetizione del mantra OM per 12.000 volte, a cuore tranquillo

posizioni invertite

concentrazione sul momento in cui inspirazione ed espirazione nascono e si dissolvono.

Questo è l’ultimo stadio ‘esteriore’ che aiuta a superare tutti gli ostacoli fisici e mentali, dopo di che lo yogi (ormani così si può chiamare) è pronto per il viaggio interiore.

Buon pratica

Ele 💖

Nel cammino dello yoga tradizionale, prima di tentare la concentrazione mentale è necessario che il corpo sia in salute e flessibile per rimanere “a lungo” e comodamente in una posizione “immobile” per meditare.

Le posizioni fortificano il corpo e rafforzano il sistema mentale: tenute in allineamento permettono l’unione del corpo denso con il corpo sottile e, in questi diagrammi, si può entrare in contatto con la Sorgente Divina.

Fare un’asana significa tenere una posizione a lungo, immobile, senza sforzo, in modo confortevole. Il tempo suggerito per ottenere dei benefici velocemente è tra le 3 e le 8 ore 😃 giusto per sviluppare la pazienza e la calma!

Le posizioni più importanti sono 84, di cui 4 quelle principali:

siddhasana (posizione della relizzazione)

padmasana (posizione del loto)

svastikasana (posizione propizia)

shimasana (posizione del leone)

Nel 3° grado del cammino dello yoga sono comprese tutte le pratiche fisiche che servono per prendere più confidenza con il proprio corpo:

asana (posizioni)

bandha (contrazioni muscolari)

mudra (gesti)

shat karma (7 atti di purificazione)

Tutto ciò per avere un’idea di come questa fantastica disciplina sia completa!!!

 

BANDHA

I bandha (o fissaggio posturale) sono movimenti che mirano a confinare la forza vitale nel tronco per stimolarlo e orientano il prana verso aree del corpo in cui le tossine ostacolano il flusso di energia. I principali sono:

mula bandha (contrazione del pavimento pelvico/della base)

uddiyana bandha (contrazione del ventre/volante)

jalandhara bandha (contrazione del collo/reticolo)

 

MUDRA

I mudra fungono da ‘sigilli’, sono particolari gesti fisici che hanno lo scopo di migliorare la consapevolezza e la concentrazione. Ci sono 25 ‘gesti’ principali, alcuni esempi sono:

yoni mudra (gesto del grembo)

maha mudra (il grande gesto)

kali mudra (gesto della dea kali)

 

SHAT KARMA

Sono i 7 atti di purificazione principali per tenere il corpo pulito:

dhauti (lavaggio dello stomaco)

vasti (lavaggio interno)

neti (lavaggio del naso)

nauliki (scuotimento del ventre)

trataka (fissità dello sguardo)

kapala bhati (mantice respiratorio)

gaja karani (atto dell’elefante)

 

Spesso in occidente arriva il messaggio che lo yoga sia solo ‘posizioni fisiche’, invece ogni singolo atto fatto con consapevolezza è un passo verso il Divino.

Namaste

Ele 🩷

 

Il secondo  degli otto stadi dello yoga di Patanjali, la base dello yoga moderno, riguarda le osservanze che hanno come scopo quello di controbilanciare le leggi del dharma (etica/doveri).

Le cinque osservanze sono:

✨ PUREZZA

La purezza è interiore ed esteriore, dunque riguarda:

  • il corpo: mediante bagni (di sette tipi)
  • i luoghi: sacralizzare i luoghi in cui si sta
  • l’orientamento: rivolgersi verso nord o est durante il giorno (verso nord durante la notte), che significa seguire una direzione precisa nella vita
  • l’interiorità: è l’insieme dei beni spirituali, quali il controllo dei sensi, le virtù, i valori, l’assenza di ego, l’equilibrio fisico e interiore

✨ CONTENTEZZA

Significa essere soddisfatti, sereni, grati sia che si incontri momenti difficili sia che si viva momenti favorevoli.

✨ AUSTERITA

E’ la fermezza:

  • fisica, ad esempio la pratica del digiuno
  • verbale, ad esempio evitare di parlare a vuoto, con parole frivole
  • mentale, apprezzare il silenzio interiore

✨ SVILUPPO DI SE’

Lo studio attraverso scritture rivelate, testi sacri, inni, preghiere, mantra e tutto ciò che porta alla conoscenza dell’Essere supremo.

✨ MEDITAZIONE SULLA DIVINITA’

Si riferisce alla devozione verso il Divino, un’arresa che nasce dall’eliminazione di ogni desiderio morboso, una fede salda verso qualcosa di superiore.

 

Gli effetti dei primi due gradi dello yoga di Patanjali, se praticati con autenticità, conducono alla liberazione. Questo è il primo passo da compiere per lo yogin che intende seguire il cammino di consapevolezza offerto dallo yoga.

Quando inizi una classe di yoga è importante che venga introdotta anche questa parte teorica che spiega ‘cosa fai’ e ‘quali sono i principi‘ dietro a questa meravigliosa disciplina.

Namaste

Ele 💖

 

L’hatha yoga di Patanjali, la base dello yoga moderno, che mira a liberare il corpo sottile dal controllo del corpo denso, implica otto stadi principali: yama (le astinenze) è il primo stadio.

Le cinque astinenze sono:

✨ NON VIOLENZA

La ‘non violenza’ è la base di tutto il cammino e comprende ogni azione, pensiero o parola che può creare dolore ad un altro essere vivente o a se stessi.

✨ VERITA’

E’ l’intenzione di agire bene, con parole dolci e vere verso gli altri.

✨ ONESTA’

Rappresenta l’essere autentico, non rubare, non dire falsità e non possedere ciò che è ‘male acquisito’: l’onestà è uno stato interiore di integrità, “essere onesti con se stessi” prima di tutto.

✨ CASTITA’

Si intende l’assenza di tutto ciò che può provocare turbamenti di emozioni a livello sessuale, nei sensi e nel  corpo.

Non è rinunciare a ‘fare l’amore’ ma astenersi dal disperdere energia in atti poco decorosi, di basso livello, senza una crescita personale.

La castità comprende anche l’astenersi da un regime alimentare alterato, che abbassa l’energia, e di tutte le altre necessità fisiche.

La castità è uno stato mentale, l’atto sessuale non ha importanza, è l’assenza di desiderio che conta, non l’azione in sè.

POVERTA’

Significa astenersi dall’accumulare oggetti di godimento, in tutti gli ambiti, per concentrarsi sullo spirito. La povertà intesa in questo senso equivale alla nudità sul tappetino, la nudità assoluta dello yoga.

 

Queste sono le basi di una buona condotta che apre le porte al cammino dello yoga e della consapevolezza personale; niente obblighi, ma un’invito a vivere in modo onesto e disciplinato nei confronti di se stessi e degli altri.

Ti piacerebbe fare yoga con me? Scrivimi in privato

Namaste

Ele 💖