Uno dei fastidi più ricorrenti tra i miei alunni è il dolore alla schiena causato dall’irrigidimento della muscolatura lombare.

Questo accade perchè spesso svolgiamo una vita molto sedentaria, trascorrendo troppo tempo seduti e, a volte, in maniera “sbagliata” oppure per il motivo cont

rario: ad esempio, camminando o correndo in maniera scorretta creando, ad ogni passo, un piccolissimo trauma all’altezza dei lombi, senza poi allungare, rilassare o fare stretching. Al momento non ti rendi conto ma, ripetendo questa modalità giorno dopo giorno, la tua schiena va in tensione.

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In questo alternarsi di bene e male, in un mondo sempre più complesso, continuo a vedere lo zampino del Divino che lavora per risvegliare il nostro Essere e renderci sempre più simili a Lui. Perchè tanto dolore allora? Forse, perchè siamo cocciuti e abbiamo bisogno di essere schiacciati come il guscio di una noce affinché esca la nostra parte più buona e pura. E già, immagino l’essere umano proprio come una noce, fuori duro e brutto, dentro nutriente e genuino. Continua a leggere

Viviamo in un momento storico particolare, direi memorabile, in cui vogliamo star bene senza sforzarci, vogliamo essere felici senza affrontare i nostri dolori e le nostre debolezze, vogliamo intraprendere cammini impegnativi come la meditazione, pensando che ci salverà, senza aver prima praticato gli step inferiori.

Non funziona proprio così. Il cammino dello yoga (e anche delle altre discipline orientali) prevede  impegno e una gradualità.

Non puoi scalare l’Everest senza prima esserti allenato a lungo scalando piccole montagne.

Non puoi fare il Cammino di Santiago se non fai almeno una passeggiata al giorno e stai sempre seduto sul divano.

Non so se rendo l’idea…questo è un inganno (verso noi stessi) in cui, in passato, sono caduta anche io. Quello che voglio dire è che ci vuole volontà e costanza.

Il cammino dello yoga prevede otto step per raggiungere il Samadhi, l’illuminazione, la connessione con il nostro Sè Superiore, quello spazio soleggiato ove tutto è possibile e, soprattutto, dove essere felici ed immobili qualsiasi cosa accada intorno a noi. Prova ad immaginarlo ????

I primi quattro gradini dello yoga sono pratici: astinenze ed osservanze (yama e niyama) cioè regole da mettere in atto nella vita quotidiana con regolarità e disciplina, poi ci sono le posizioni (asana) e la respirazione (pranayama) che rappresentano la maggior parte della pratica che si fa in una classica lezione. Da qui si parte e quando si ha confidenza con questi aspetti si tenta di avanzare alla concentrazione e alla meditazione.

Secondo la mia esperienza, una routine quotidiana di pulizia fisica e interiore è la base per avere degli effetti concreti nel corpo e nella mente e, soprattutto, per sentirti più lucido e stabile.

Qui sotto inserisco un link per accedere ad un e-book in cui ho riassunto alcune pratiche che dovresti svolgere quotidianamente per creare una buona e sana abitudine affinché qualcosa inizi a cambiare in te. Parti dalla base, fai attenzione a ciò che fai e a come lo fai, e domandati quanto sei importante per te stesso.

Scarica gratuitamente l’e-book e segui le istruzioni. Quando farai con naturalezza quello che c’è scritto (senza scuse) potrai dire di aver iniziato un vero processo di realizzazione di te. La strada non è facile, ma conduce alla gioia.  Tutti i grandi maestri hanno fatto dei sacrifici per raggiungere lo stato di beatitudine, perché noi non dovremmo?

Lasciare andare i pensieri, le preoccupazioni, la rabbia significa lasciare andare le vecchie abitudini per introdurne alcune nuove. Se continui a fare sempre le stesse cose, otterrai sempre gli stessi risultati. Cambia, senza attendere il momento giusto, questo è il momento giusto, non esitare a provare e non dimenticare che tu sei la persona più importante della tua vita. Con il tuo benessere, il tuo equilibrio e la tua stabilità puoi aiutare chiunque; se barcolli non sarai di aiuto né a te stesso né ad altri.

Buona pratica

PDF e-book  

 

Namaste ♥

Eleonora

La parola MANTRA in Sanscrito deriva da ‘man’ = ‘mente’ e ‘tra’ = ‘liberare’ o ‘proteggere’, da qui il significato “proteggere la mente” oppure, con una traduzione più libera: “pensiero che cura”.

I mantra sono suoni che vanno ripetuti e recitati, non cantati.

Questi suoni producono delle particolari vibrazioni che dal corpo si propagano dentro e fuori di noi: intorno a noi.

Le vibrazioni sonore hanno – già da sole – un potere curativo; quando si uniscono a delle formule specifiche questo effetto aumenta.

I mantra sono delle formule sacre ripetute  come una sorta di preghiera, il loro potere sta nella continua ripetizione che permette di liberare la mente dai pensieri, cambiare stato di coscienza, allenare calma e pazienza. 

 

COME RECITARE UN MANTRA PER ALLENARE LA CALMA

Ci sono 3 modi per recitarlo

  1. A voce alta
  2. Sussurrato o vibrando il suono con la bocca socchiusa
  3. Mentalemente

Per iniziare avvia un timer per 5 – 10 minuti e introduci il mantra ripetendolo continuamente; oppure procurati un Japa Mala e segui i 108 grani da cui è composta.

Se invece vuoi introdurlo in una pratica yoga ripetilo 12 volte a voce alta, 12 sussurrato e 12 in osservazione della tua mente.

 

GLI ORARI MIGLIORI PER RECITARE I MANTRA

Generalmente un mantra va ripetuto 3 volte al giorno: al mattino presto, a metà giornata e alla sera. Se devi scegliere tra i tre, il momento più indicato è l’alba, periodo di transizione tra la notte e il giorno.

 

IL MANTRA OM

Il mantra più conosciuto e anche più breve è l’OM, il suono della creazione: gli antichi saggi dicevano che se non ci fosse nessun rumore sentiremmo solo “OMMMMM”. 

Da questa vibrazione, si narra, che nacque l’intero Universo.

La ripetizione di questo potente mantra è un metodo efficace per alimentare la consapevolezza.

Fermarsi a ripetere il mantra Om significa cogliere il lato sottile della nostra esistenza, aprendo il cuore e imparando ad accettare noi stessi e il mondo che ci circonda.

Allo stesso tempo è anche un’esperienza che ci permette di avvicinarci alla spiritualità indiana e tantrica. 

 

COSA SIGNIFICA RECITARE (E NON CANTARE) UN MANTRA

La vibrazione che si sviluppa dalla ripetizione dei mantra è un insieme dell’uso del diaframma, di tonalità vocali e delle labbra socchiuse. La consapevolezza del diaframma è fondamentale non tanto per gestire meglio l’emissione vocale ma perché il suono deve avere un movimento ascendente dal basso verso l’alto, stesso movimento dell’energia che circola nel momento dell’espirazione e che risale sù lungo la colonna vertebrale. E’ principalmente una questione energetica.

Come preparazione è buona norma fare dei respiri profondi attraverso il naso contando  almeno fino a 10, trattenere l’aria per qualche secondo ed espirare con la stessa durata. Ripetendo questo esercizio per 3′ – 5′ il sistema respiratorio si abitua a sostenere una buona quantità di ossigeno, il prana circola, l’elasticità dei muscoli in funzione aumenta.

Quando il suono arriva all’altezza della gola, le labbra si socchiudono e vibrano spostando l’attenzione verso la sommità del capo, dove c’è il Sahasrara Chakra, che governa la spiritualità, la saggezza, la connessione con la conoscenza universale. Controlla la parte superiore della testa, il cervello e il sistema nervoso. I mantra lavorano contemporaneamente in tre livelli: fisico, mentale e spirituale.

Per questo motivo è importante recitare con consapevolezza queste formule sacre che hanno una grande potenza e possono contribuire a creare risvolti positivi nella nostra esistenza terrena.

Buona pratica

 

Namaste ♥

Eleonora

Molte persone mi contattano per un dolore comune, cioè quello del nervo sciatico, il nervo più lungo e voluminoso del corpo, che va dalla parte bassa della schiena fino al piede, lungo la parete posteriore della coscia.

Quando c’è un’infiammazione di questo nervo il dolore si percepisce a vari livelli e su tutta la gamba. 

Una precisazione che tengo a fare è che, nascendo nella zona del gluteo, è in stretta unione con il muscolo piriforme e può capitare che sia quest’ultimo ad essere indolenzito e non il nervo sciatico stesso. 

La posizione che ti mostro agisce sia sull’uno che sull’altro. 

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Voglio condividere una respirazione che ho imparato tanti anni fa in India e che a me serve molto nei momenti di stanchezza e confusione. Il maestro che me l’ha insegnata la chiamava “la respirazione dei 3 chakra” e prende in considerazione il 2°, il 4° e 6° chakra, rispettivamente il chakra sacrale, fulcro dell’energia emozionale, il chakra del cuore, centro dell’amore inteso nella sua concezione più ampia e il terzo occhio, che rappresenta l’intuito, la saggezza.

Questa respirazione aiuta a  ritrovare un senso di calma e tranquillità, ad avere più chiarezza mentale e sentirti più sereno.

Lavora a livello sottile su vari piani energetici e, per quanto riguarda la respirazione profonda dello yoga, si praticano quella diaframmatica, toracica e clavicolare. Si pratica anche la ritenzione a polmoni pieni, una fase statica del respiro, tecnicamente chiamata “kumbhaka“, che rappresenta uno stato di sospensione per energizzare il sistema nervoso, controllare il flusso dell’energia, calmare la mente, sperimentare un senso di quiete profonda.

Ti spiego come come si pratica.

Inizia con porre le mani appena sotto l’ombelico (all’altezza del 2° chakra), poi sul petto (sul 4° chakra) e infine incrociale dietro la testa (all’altezza del 6° chakra).

Quando le mani saranno sul 2° e  4° chakra inspira con il naso, trattieni l’aria per 10 secondi o 10 “om” ed espira sempre dal naso. Quanto le mani saranno incrociate dietro la testa, all’altezza del 6° chakra, ispira dal naso, trattieni l’aria 10 secondi o 10 “om” ed espira dalla bocca. Fai in modo che l’espirazione sia più lunga dell’inspirazione e che ti serva per lasciare andare tensioni, brutti pensieri e ciò che non ti appartiene più. Butta tutto fuori da te! Se ti può essere d’aiuto, inizialmente conta fino a 6 “om” quando inspiri e fino a 9 “om” quando espiri.

Ripeti questa respirazione per tre volte su ogni chakra, al termine riporta le mani comodamente appoggiate sulle ginocchia, riprendi il ritmo spontaneo del tuo respiro e sperimenta le sensazioni che provi nel momento in cui ti ascolti.

Ripeti questa respirazione più volte al giorno e anche prima di andare a dormire per staccare dai pensieri della giornata.

IL CONTEGGIO IN “OM”

Colgo l’occasione per parlare del mantra “om che spesso viene utilizzato come misura per scandire il tempo della respirazione: un “om” equivale ad “un secondo”.

Il mantra “Om” rappresenta il suono della creazione, la connessione con l’universo e ciò che ci circonda. Gli antichi saggi dicevano che se sulla Terra non ci fosse nessun rumore si sentirebbe soltanto il suono “Oooommmmmmm” ???? Non lo trovi affascinante? Esiste un suono che ci unisce alla creazione, una connessione ancestrale con gli esseri divini. Ripetere “om” spesso può apparire come un gioco…. bene, ti invito a giocare! Divertiti come un bambino che crede ancora nella magia dell’astrale e immaginalo come un richiamo alle tue origini. Mentre lo pronunci concentra la tua attenzione sulla vibrazione del petto e della nuca: non cantarlo, lascia che la voce esca dal diaframma soave e decisa. Sperimentandolo, man a mano, ti accorgerai che già conoscevi questa vibrazione presente in te fin dalla notte dei tempi.

Il mantra “Om” è il primo tassello di un puzzle gigantesco chiamato Yoga, che comprende molta saggezza ma anche tanta sperimentazione di te stesso. Buon scoperta!

Namaste ♥

♥ Eleonora 

 

 

 

eleonora barbaresi

Uno dei quattro cammini principali dello yoga è chiamato Bhakti Yoga, lo yoga del cuore, dell’amore e del perfezionamento verso noi stessi e verso gli altri.

In questo particolare periodo storico dobbiamo coltivare proprio la devozione, intesa come un vero e diretto rapporto con il divino, dentro e fuori di noi.

E’ un’opportunità per lasciare andare tutto ciò che riguarda il mondo esterno e portare l’attenzione nel nostro sacro Io. E’ un’ occasione per allenarci ad esplorare ed apprezzare ciò che abbiamo nel profondo, la nostra essenza di luce.

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